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Ebrei di Reggio di Calabria

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המקור: הויקיפדיה האיטלקית

ברג'ו די קלבריה היה זה רובע יהודי, לה-ג'יודקה, "La Giudecca", כמו בערים אחרות באיטליה. הוא אופיין במשך מאות בשנים בחשיבותו הכלכלי עקב היותו אזור מסחרי.

בית כנסת עשיר פסיפסים, מהמאה ה-4 נחשף בעיירה בווה מרינה (Bova Marina). בית הכנסת נחשב לעתיק ביותר במערב, אחרי בית הכנסת העתיק באוסטיה.

ברג'ו די קלבריה הודפס בשנת ה'רל"ה (1475) הספר עברי הראשון: חמשה חומשי תורה עם פירוש רש"י .

בעיר חי המלומד: hayim Vital Calabrese מחכמי הקבלה.

בימי הביניים היו יהודים רבים שהתיישבו קלבריה. הם גורשו בתחילת המאה השש עשרה, חזרו לאחר שנים אחדות לפי דרישת הלווים שסבלו מנחת זרועם של בנקאיים נוצרים. בשנת 1541 הם גורשו. נפגעה מכך כלכלת העיר וביחוד כל הקשור לתעשיית המשי.

היום מבקרים בעיר רבנים שבאים לרכוש אתרוגים חג הסוכות.

אוסף תעודות על יהדות קלבריהעריכה

דר' אברהם דוד סקר בבטאו מעיין, בהוצאת שלעבים, אוסף של תעודות, הנכללות בספר בן 700 עמודים אשר יצא לאור על-ידי אוניברסיטת תל אביב. (הגעתי למאמר זכות סקירתו של יואב שורק "לשלות פנינים במוסף השבת של מקור ראשון 9 בינואר 2015)

Regio di calabria 1.png

יסודה של הנוכחות היהודיתעריכה

לפי מסורות קדומות, העיר נוסדה על-ידי אַשְׁכְּנַז, בנו של גֹּמֶר נכדו של יֶפֶת ונינו של נֹחַ (בראשית,י',ב'-ג'). על הגעתם של יהודים לעיר כתב יוסף בן מתתיהו : "Aschenez instituit Aschenageos qui nunc Rhegini vocantur a Graecis" והירונימוס בן המאה ה-4 כתב : "quote|Aschenas Greci Rheginos vocant"

בכתובות שנמצאו במהלך חפירות ארכיאולוגיות ניתן היה לזהות נוכחות של יהודים. העיר מילאה תפקיד של מרכז המסחר. היא היתה נראת עיר קוסמופוליטית, שבה התערבה האוכלוסייה האסייאתית עם האוכלוסייה המקומית.

Si ipotizza anche che gli Ebrei siano giunti in gran numero a Reggio ed in altri centri del Bruzio intorno al 70 d.C. visto che, dopo la caduta di Gerusalemme per mano dell'imperatore Tito, coloro che sfuggirono all'eccidio perpetrato dai romani abbandonarono la loro terra per stabilirsi in tutto il mondo allora conosciuto. In tal caso comunque si tratterebbe di un nuovo afflusso, poichè secondo la testimonianza di Strabone essi vi erano già da tempo. Alcuni di essi scelsero dunque quei centri dove meglio avessero potuto esercitare commerci, mentre molti di loro furono portati a Roma e ridotti in schiavitù.
A Reggio vi era in quell'epoca un importante cantiere navale che forniva all'imperatore la flotta per il trasporto delle truppe in Oriente (poiché la "industre Congregazione o Fratrìa dei Dendrofori" tagliava alberi secolari sull’Aspromonte e ne costruiva veloci galee), così molti di quegli Ebrei che erano stati schiavi nell'Urbe e che divennero poi liberti, seguendo probabilmente la rotta dell'imperatore stesso che sostava in questi luoghi, sbarcarono in gruppi di piccolo numero mescolandosi ai reggini, lontano dalle lotte.
Ciò è plausibile data la floridezza di Reggio nell'età dei Flavi; la città infatti godeva sia della simpatia di Vespasiano che di Tito, che prima di salpare verso la conquista dei lidi orientali e dopo il ritorno da queste terre sostava a Reggio. A tal proposito scrive il Cotroneo: תבנית:Wiktionary תבנית:Wikiquote תבנית:Selfref

Quotation is the repetition of someone else's statement. Quotation marks are punctuations marks used in text to indicate the words of another speaker or writer. Both of these words are sometimes abbreviated as "quotes."

Quote may also refer to:

Speech and written textעריכה

Computingעריכה

Sulla presenza ebraica a Reggio precedentemente all'XI secolo si hanno alcune testimonianze in rare iscrizioni in ebraico, e in alcune in greco e in latino, nelle quali affiorano nomi di personaggi di provenienza levantina quali siriani, rodii, istraeliti e persino samaritani.
Con l'arrivo dei Normanni si hanno molti documenti chiari ed assoluti che comprovano la presenza di Ebrei in queste zone tra cui la Giudecca, l'esplicazione della loro attività e la loro condizione giuridica ed economica. Ma è solo dal 1127 al 1511 che risulta da fonti concrete la presenza degli Ebrei già in epoca di feconda attività. Molti documenti descrivono il loro "modus vivendi" mentre molti altri delimitano la zona limitrofa oltre la cinta delle mura reggine come la prima loro sede, che fu detta appunto Giudecca.

La Giudecca עריכה

Reggio Calabria Incisione 1600.jpg

מפת רג'יו בשנת 1600: ההסברA: Latin Chathedral - B: Bishop’s palace - C: Main Castle - D: - Dogana Gate - E: Middle Gate - F: Amalfitan Gate - G: Sea Gate - H: New Fountain - I: Saint Philip's Gate - K: NewCastle - L: Trenches - M: Bastions - N: The "Cattolica" (Greek Chathedral) - O: Mills - P: Calopinace River ליד האות "D" נמצאת "Porta Dogana" לידה "fiera franca" של אוגוסטו

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La Giudecca era un popoloso e ben organizzato quartiere a ridosso delle mura di cinta della città, dove gli Ebrei avevano una loro sinagoga e una loro scuola.
I primi nuclei di Ebrei a Reggio abitarono la parte nord della città in un loro quartiere fuori delle mura ed occuparono la parte inferiore della città, rasentando le mura occidentali. Comunicavano con la marina mediante una porta detta Anzana ed essa era l'unica loro entrata ed uscita, non avendo da alcun altro punto comunicazione con la città. Ai primi scarsi nuclei, altri si unirono formando comunità numerose e portando sempre maggiore incremento alle arti manuali, tanto che la città come un po' tutto il meridione devono molto a questi artefici e geniali innovatori.
La zona della comunità potrebbe oggi identificarsi nel perimetro compreso tra la via Fata Morgana, il corso Garibaldi, e la via Camagna, così come attesta il nome di alcune strade (Giudecca, Zecca).
É certo che il quartiere non sorse così all'improvviso, ma fu un lavorio lento di secoli, infatti si sa che nei primi anni del XV secolo gli Ebrei sono già sistemati in corporazioni, separati dai cristiani, ad opera di legislazioni e d'inquisizioni di quegli ultimi tempi.
Tra le leggi più favorevoli alla comunità ebraica di Reggio è da ricordare quella del 1357 che istituiva la fiera franca di agosto per l'incremento dei commerci con gli altri stati.
Per tale ragione furono allestiti una serie di depositi per i mercanti ebrei alla Porta Dogana, ai piedi della Statua dell'Angelo: la comunità ebrea era regolata da leggi speciali, non cosa da poco è che dovevano indossare particolari indumenti "in differentia vestium et gestorum a Cristianis discernatur".

Tra l'XI secolo e il XIII secolo vi fu una massiccia migrazione verso la Calabria si ebbe con l’avvento degli svevi nella regione, per il trattamento di favore accordato agli ebrei prima da Enrico IV e poi da Federico II, per incrementare le industrie della seta, della tintoria, del cotone, della canna da zucchero e della carta. E ciò non perché essi lavorassero in quelle industrie, ma perché ne intensificassero la produzione, contribuendo così al progresso dell’economia locale, attraverso il prestito di capitali.
Essi praticavano tassi molto elevati e il sovrano Federico II, che pure aveva voluto che gli Ebrei si differenziassero dai Cristiani attraverso gli abiti indossati, ben si guardò di mitigare l’usura, giustificandola come una professione non contraria ai sacri canoni.
La Taxatio o Cedula subventionis del 1276 offre una documentazione attendibile che permette di stabilire che, in quell’epoca, comunità ebraiche erano presenti nella maggior parte delle località calabresi, grandi e piccole.

תבנית:Nota All'interno della Giudecca gli Ebrei si reggevano con ordinamenti propri e secondo le proprie tradizioni. Costituivano, dunque, una comunità a parte, regolata da leggi differenti da quelle osservate dai Cristiani, quali, per esempio, l’osservanza del sabato e la celebrazione della Pasqua. Per gli atti di culto avevano la loro sinagoga e per l’istruzione la propria scuola, che, spesso, coincideva con la sinagoga stessa.

A Reggio la sinagoga era situata in una zona abitata da Cristiani e la promiscuità dava origine a non pochi inconvenienti. I Cristiani lamentavano le interferenze del rito ebraico durante lo svolgimento delle loro funzioni e, perciò, chiedevano che i Giudei distruggessero la sinagoga e ne costruissero un’altra nel proprio quartiere. Di fronte a questa situazione il governo angioino cercò di non scontentare né i Cristiani, né gli Ebrei. Fu dato ordine che, se le cose stavano come riferite dai cristiani, se, cioè, la sinagoga si trovava troppo vicino al loro quartiere, questa doveva essere demolita e gli Ebrei compensati in modo equo. Se, poi, i Cristiani non ne volevano la distruzione, ma preferivano utilizzare l’edificio, esso poteva essere loro concesso ad un prezzo congruo. E, in ogni caso, agli Ebrei era consentito di costruire una nuova sinagoga nella loro zona. L’attività degli Ebrei si svolgeva soprattutto in campo economico e commerciale. A Reggio essi avevano nelle loro mani l’industria della seta e della tintoria. Gli Ebrei applicavano il metodo di tingere i tessuti con l’indaco e i prodotti pregiati venivano esposti e venduti non solo nelle principali fiere del Regno, ma anche nel resto d’Italia, in Francia, Spagna e nell’Africa mediterranea.
Era proprio per l’impulso dato all’economia che gli Ebrei non erano solo tollerati, ma anche favoriti.
Essi recarono nelle contrade di Reggio la coltura dei gelsi, la manifattura della seta e, in epoca più tarda, l'arte di colorire i drappi serici delle più vaghe e graziose tinte mediante l'indaco.
La spiccata indole mercantile della comunità ebraica, unitamente al diffondersi del fenomeno dell'usura, permisero col passare dei secoli alla comunità ebraica di mettersi in relazione con le fiorenti repubbliche marinare, essi infatti fecero di Reggio un centro rumoroso di traffico con un relativo benessere per la popolazione reggina.

Fin quando gli Ebrei rimasero quasi appartati nel loro quartiere essi risentirono poco della tumultuosa vita di Reggio vivendo tranquilli, finché non si profilò all'orizzonte il dominio assolutistico normanno, in cui vennero assorbiti e ne seguirono con i reggini le diverse vicende. I Normanni, attuato il loro indirizzo politico, si diedero a sviluppare il settore economico del tempo, per cui furono introdotte nuove industrie ed il commercio cominciò ad avere un progressivo sviluppo. Anche se, alcune fonti riferiscono che, i normanni girarono alla Chiesa molte concessioni che le comunità ebraiche fecero loro, questi atti non erano dei fatti ostili operati dai Normanni a danno degli Ebrei. Tutto ciò allora mise in evidenza l'elemento più intra­prendente ed attivo: gli Ebrei. Così essi, grazie anche alla loro di­sponibilità finanziaria, acquisirono una personalità all’interno della società che fino a quel momento era loro mancata. Al contrario, dai normanni, gli Ebrei, come altri popoli in quel periodo numerosi a Reggio, ebbero un trattamento equo. Anche con la chiesa i Normanni, grazie alla loro fine politica, avevano rapporti amichevoli, tuttavia, non osteggiarono mai l'elemento ebraico.

In effetti sotto il Normanni la comunità giudaica reggina ha subito un notevole sviluppo economico, se pure quel tributo speciale detto Il morkafa o mortafa , corrisposto definitivamente alla Chiesa potesse apparire come una soggezione all'elemento cristiano prevalente. I vescovi esercitavano la loro autorità giurisdizionale sopra la Giudecca reggina per mezzo dei canonici della Chiesa maggiore, i quali, spinti da zelo religioso, tentavano di convertire al cattolicesimo la Comunità degli Ebrei dedita tutta al traffico commerciale ed all'usura lucrosa.

Se il contributo all’incremento dell’industria e del commercio fu sensibile soprattutto nel XV secolo essi non mancarono di distinguersi neanche in campo culturale. A Reggio fu impiantata una tipografia, la seconda nel Regno di Napoli, fin dal 1475, da Abraham ben Garton, che in quell’anno vi stampò il Pentateuco in ebraico, prima stampa di un libro in caratteri israelitici non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

La cacciata degli ebrei da Reggio e il declino dell'economia cittadina עריכה

Con il passare del tempo però gli Ebrei di Reggio divenivano sempre più numerosi, la loro ricchezza cominciò a destare preoccupazione nei reggini e cominciarono quindi invidie, gelosie, dissidi e lotte sempre più furibonde, che ebbero fine agli inizi del XVI secolo. Così dopo il terremoto del 1509 il vicerè Raimondo di Cardona, istigato dai vescovi intercedette presso il re Ferdinando di Aragona affinché trovasse un rimedio al latente pericolo, e dunque con un editto datato 25 luglio 1511 impose agli ebrei di lasciare la città ed il suolo reggino senza alcuna proroga. Molto probabilmente il problema fu enormemente esagerato tanto che il re, pienamente convinto della colpa degli Ebrei, firmò velocemente il decreto di espulsione con gran sollievo della gente reggina, la quale si vedeva liberata dagli obblighi contratti con essi. Ismaele, il più autorevole personaggio della comunità, nominò suo procuratore in Reggio prima della partenza un tal Giulio Rigori, per la tutela dei beni immobili lasciati e per rappresentarlo in eventuali giudizi. Ma una volta allontanatisi gli Ebrei, il loro quartiere, la Giudecca, fu dato in concessione ai Cristiani; il resto fu venduto all'incanto, mentre i Reggini, per la loro bella vittoria, inneggiavano al loro re Ferdinando.

In un primo tempo, esaltanti, credevano di aver tratto guadagno, più tardi hanno dovuto completamente ricredersi. I frutti delle attività economiche che gli Ebrei avevano avviato non venivano percepiti solo da essi, ma anche dagli altri cittadini che approfittavano del fiorente commercio per trarre guadagni. Solo in seguito il popolo di Reggio seppe imitare le redditizie attività del popolo ebreo. In un certo senso si può dire che il posteriore sviluppo commerciale ed economico avuto in Calabria è dovuto ad una continuazione delle fatiche iniziate dagli Ebrei.


NASCONDO ONDE EVITARE FRAINTENDIMENTI LA VOCE è DA REVISIONARE...



L'economia reggina non si riprese più, i nuovi mercanti non avevano le capacità degli ebrei che facevano confluire sul mercato di Reggio la produxzione della carta, del cotone del lino e del zucchero.....




Successive dominazioni עריכה

La condizione degli Ebrei sotto i successivi dominatori svevi, si delineò ancora meglio, sia di fronte alla Chiesa, come di fronte allo Stato; anzi è da questo momento che iniziarono le controversie fra l’Università reggina e la Chiesa Maggiore, entrambi pretendenti alla riscossione dei tributi fiscali dei Giudei.

La Giudecca reggina era giunta al massimo della floridezza economica; le produzioni di seta e le stoffe reggine avevano invaso i più importanti mercati e il porto di Reggio era divenuto centro di traffico, meta ricercata dei più audaci commercianti.

Questo stato di cose dimostrò la potenza economica dei Giudei, per cui è logico che sia la Chiesa come il Comune desiderassero appropriarsi di quell’enorme tributo, vantando le più svariate pretese.

Da questo momento tutto concorre a ingelosire gli animi e a far mal vedere gli Ebrei, cominciano le prime lotte religiose, dando luogo, all’antisemitismo.

La Giudecca viene presa di mira ed ogni minima occasione serve ad esacerbare gli animi dei Reggini, anche perché, in gran parte, erano debitori degli Ebrei, usurai alquanto privi di qualsiasi scrupolo.

Gli Ebrei, accresciuti di numero, avevano raggiunto una tale condizione da poter gareggiare in tutti i settori col resto della popolazione.

La loro attività superava il loro angusto quartiere e si diffondeva velocemente anche all'interno delle mura, cercando di cogliere quel momento propizio onde esimersi da quello stato di inferiorità iniziale e partecipare anche essi all'amministrazione delle pubbliche cose.

L'espulsione עריכה

Sotto il dominio svevo la lotta ad oltranza ingaggiata tra Cristiani ed Ebrei, era ancora all'inizio, infatti la questione assume un aspetto sempre più complicato sotto la dominazione angioina ed aragonese, finché, nel 1511, un regio decreto ordinò l'espulsione completa dei Giudei dalla Giudecca, il loro quartiere.







Intanto, per ovviare alla piaga dell’usura, i maggiori responsabili della quale erano considerati proprio gli Ebrei, nacquero, nel secolo XV, i Monti di pietà, che si proponevano di prestare denaro ad un tasso molto esiguo o dietro consegna di un pegno.

Di questa istituzione si fecero propagatori i Francescani, particolarmente il Beato Bernardino da Feltre. Ne furono fondati anche in Calabria, ma nel secolo XVI, quando ormai gli Ebrei non vi erano più.

La convivenza tra gli Ebrei e i Cristiani, tuttavia, non fu sempre pacifica. Nel 1264 gli Ebrei di Castrovillari uccisero il B. Pietro da S. Andrea, fondatore e propagatore del francescanesimo in Calabria. Altre volte furono i Cristiani ad infierire sugli Ebrei, accusati di pratiche malefiche, nefandezze ed altri misfatti. Così, nel 1422, essi furono additati come colpevoli di avvelenare le acque delle fontane di Montalto e dei paesi vicini.

Gli Angioini non furono teneri verso gli Ebrei, ma non si può neanche dire che furono dei persecutori; si adoperarono per la loro conversione alla fede cattolica, favorendo in ogni modo chi operava questa scelta. Nel Parlamento, tenuto a S. Martino della piana il 30 maggio 1283, si decretò che agli Ebrei non fossero imposti dei gravami oltre a quelli esistenti. Con l’editto del 1 maggio 1294 si concedevano particolari facilitazioni a chi di loro si fosse convertito alla fede cristiana. Viceversa il 4 aprile del 1307 veniva confermata la disposizione di Federico II, poi e riesumata da Carlo I d’Angiò, per cui essi dovevano differenziarsi dai cristiani nelle vesti.

Dopo la pace di Caltabellotta (1302) alla città di Reggio furono concessi dagli Angioini diversi privilegi di cui usufruirono anche gli Ebrei che vi risiedevano. Tra gli altri vantaggi si ricorda la fiera franca del 15 agosto, che, accordata da Luigi e Giovanna d’Angiò nel 1375, faceva confluire nella città molti mercanti pisani, lucchesi e napoletani, per l’acquisto della seta e di altre mercanzie, di cui gli Ebrei avevano il monopolio. Nel 1417 l’Università di Catanzaro appoggiò la richiesta da essi rivolta al governo di essere dispensati dal portare il segno distintivo, l’esonero dal pagamento della “gabella della tintoria”, nonché l’assicurazione di non essere molestati né dagli ufficiali regi, né dagli inquisitori ecclesiastici. Poco dopo gli Ebrei ottenevano di formare una comunità unica con i Cristiani, senza alcuna discriminazione nei loro riguardi.

Il re Alfonso il Magnanimo, negli anni 1444-1445, fece varie concessioni alle comunità ebraiche di Cirò, Crotone, Taverna ed altre città; nel 1447 concesse agli Ebrei di Tropea la parificazione tributaria ai Cristiani.

Anche gli Ebrei di Castrovillari raggiunsero una pacifica convivenza con la popolazione locale. Quando essi lasciarono la città, nel 1512, fecero cessione della loro Scuola all’Università. A Montalto la sinagoga fu soppressa nel 1497 e le rendite furono destinate alla chiesa matrice, mentre la Scuola fu lasciata all’Università, che la trasformò nella Cappella della Madonna delle Grazie.

La giurisdizione civile e criminale sugli Ebrei, dai Normanni e dagli Svevi, fu concessa ai vescovi. Nel 1093, la Giudaica di Cosenza fu sottoposta dal Duca Ruggero Borsa alla giurisdizione dell’arcivescovo, al quale gli Ebrei dovevano pagare le decime. Più tardi il re Guglielmo I trasferì alla Curia cosentina alcuni diritti sugli Ebrei, e Federico II, nel marzo 1212, concesse all’arcivescovo Luca non solo le decime ma, anche, la Scuola ebraica.

Il papa Bonifacio IX, il 26 giugno 1403, dietro richiesta degli Ebrei di Calabria, esortò i vescovi a difenderli dalle vessazioni degli inquisitori. Ma la giurisdizione vescovile a poco a poco venne meno per le manomissioni dei baroni e delle Università, che la pretendevano.

Il provvedimento non migliorò la situazione degli Ebrei, i quali furono angariati dagli ufficiali civili non meno che da quelli ecclesiastici. Di ciò gli Ebrei siciliani, trasferitisi a Reggio, si lamentarono con il re nel 1494; motivo per il quale il sovrano decise di restituire la giurisdizione della Giudeca all’arcivescovo.

Ma a mettere la parola fine alle dispute relative alle competenze, intervenne la cacciata degli Ebrei dal Regno, nel 1510. E’ necessario notare, infatti, che alla tolleranza della Chiesa nei loro confronti, si oppose l’atteggiamento antitetico dei sovrani spagnoli. Essi, scacciando gli Ebrei da Regno, non solo commisero un atto di xenofobia, ma assestarono un colpo fatale all’economia dell’Italia meridionale, in generale, e della Calabria, in particolare.

בית הכנסת בווה מרינהעריכה

ערך מורחב:בית הכנסת בווה מרינה

שרידים של בית כנסת נמצאו בעיר בווה מרינה.




Bibliografia עריכה

  • Crotoneo, R., Gli ebrei della Giudecca di Reggio Calabria.", Brenner, Cosenza, 1984
  • Cosimo Damiano Fonseca, L'ebraismo dell'Italia meridionale peninsulare dalle origini al 1541, Congedo, 1996, ISBN 8880861239
  • Giusi Currò, Giuseppe Restifo, Reggio Calabria, Laterza, 1991

קישורים חיצונייםעריכה

רב קלברישעריכה

אתר שובה ישראל מעשה נפלא על מורנו רבי חיים ויטאל המרחו זיעא:

רבי חיים ויטאל נולד לאביו רבי יוסף ויטאל בשנת השג לפק (1543) שהיה סופר התפילין, והיה סופר מובהק וכותב תפילין בקדושה ובטהרה ובכונה גדולה, כמו שהוא ידוע ומפורסם לכל שהתפילין מכתיבת מהרי ויטאל זל בחזקת קדושה הם ולפיכך דמיהן יקרים יותר משאר תפילין של שאר סופרים, ונוהגים בהם קדושה יתירה וקורין אותן תפילין רב קלבריש מפני שהיו אבותיו מגלילות קלבריאיה (בדרום איטלי'ה) ובאו לדור בארץ ישראל. וזכה מהרי ויטאל ויצא ממנו מורנו רבי חיים ויטאל מקובל גדול וחכמתו היתה קרובה לחכמת רבו מהרר יצחק לוריא אשכנזי.


כאשר בגר והגיע לגיל 14 שנה החל ללמוד בבית מדרשו של רבי משה אלשיך הקדוש, אחד מתלמידיו המובהקים של "מרן רבי יוסף קארו זי"ע והמרח"ו העיד על עצמו כי כבר מגיל זה ראה בו מר"ן הבית יוסף את יורשו הרוחני של הרב "האלשיך הקדוש". בנוסף ללימוד הנגלה נמשך ליבו של המרח"ו לתורת הנסתר. הוא הצטרף לבית מדרשו של רבי משה קורדובירו הרמ"ק הקדוש, שם למד את תורת הקבלה. למהרח"ו הקדוש הייתה בקיאות עצומה בחכמת האלכימיה. עלייתו של רבי יצחק אשכנזי "האר"י הקדוש ממצרים בשנת ש"ל(1569) הייתה נקודת מפנה חשובה למהרח"ו.


האר"י הקדוש הצטרף לבית מדרשו של הרמ"ק הקדוש, אולם הרמ"ק הקדוש נפטר זמן קצר לאחר מכן. לפני פטירתו רמז הרמ"ק הקדוש כי האר"י הוא יורשו, את המשך תורת הקבלה למד המהרח"ו מפי האר"י הקדוש. מורו האר"י משקהו מבארה של מרים: ומסופר שמורנו האר"י הקדוש השקה למהרח"ו מבארה של מרים אשר בימה של טברי'ה ומאז "ונתיישבה החכמה בקרבו"...


מעשה עם השר אבו סיפי"ן בירושלים: בזמן שהיה רבי חיים ויטאל בירושלים עיהק, בא שר אחד תקיף הנקרא אבו סיפין, וידע שמלך ישראל סתם מי גיחון, ושאל אם נמצא מי שיוכל לפתחו. אמרו לו הגויים יש חכם והוא אלוקי ושמו רבי חיים ויטאל, ודאי שהוא יכול לפתחו. ושלח אחריו יום השישי, ואמר לו, גוזרני עליך שבעוד שהולך הוא לבית המקדש, פתוח תפתח את הנהר הזה שסתם המלך שלכם, והוא נצרך הרבה לעיר. ועליך מוטל לפתחו. ואם אין דמך בראשך. ומורנו הרב חיים ויטאל עשה קפיצת הדרך והלך לדמשק, ובא אליו רבינו הארי זצל ובחלום ידבר בו, הסכלת עשו, כי זה השר היה גלגול סנחריב. וכן נקרא אבו סיפין שבערבי פירושו אבי החרבות ואתה יש בך ניצוץ חזקיה המלך, והיתה שעת הכושר לתקן ולפתוח מי גיחון, כי שלא ברצון חכמים עשה חזקיה המלך עליו השלום, שהוא מהדברים שלא הודו לו, ובזה היתה אתחלתא דגאולה. והשיבו מורנו הרב חיים ויטאל, לא רציתי להשתמש בשמות הקודש,


ואמר לו הארי, אלו לא נשתמשת לבא לדמשק החרשתי, אבל מאחר שנשתמשת לזה היית יכול להשתמש לפתחו, והיה קידוש השם ותיקון גדול, אמר לו מורנו הרב חיים ויטאל, אם כן אחזור לירושלים לפתחו, אמר לו, חליף שעתיה ולאו זימניה הוא, עד כאן כתב מרן חידא על פי השמועה. מורנו רבי חיים ויטאל ל' ניסן שנת הש"פ מנוחתו כבוד בעיר דמשק. ומובא בספר שם הגדולים ממרן חידא, שמסופר על רבי יעקב צמח, בשנת שפה (1625) בקירוב שהתחיל לסדר את כתבי רבי חיים ויטאל והוא עשה ייחודים עד שהרב המהרחו נגלה אליו בחלום ויתן לו רשות לחפור בקברו ולהוציא משם הכתיבות שציווה לגנוז. וכן עשה ואלה הכתיבות הן מהדורא השנייה של הספר "עץ חיים".


ביקור הרש"ש הקדוש בדמשק: מסופר על רבה של ירושלים רבי שלום שרעבי (הרשש הקדוש) שהיה ראש מקובלי בית אל, שבא לבקר את קברו של רבי חיים ויטאל, וילך הרב להשתטח על קברו של רבי חיים ויטאל ויתפלל שם אל גואל ישראל ומושיעו...והרב שאל והאיך הוא בא לכאן לקבורה, ובפרט שהוא חוץ לארץ? וספרו לו המעשה כך הוא: כשהיה הרב הארי לומד עם רבי חיים ויטאל ועם שאר תלמידיו, פעם אחת פתח הארי זל וצעק צעקה גדולה ואמר לרבי חיים שילך מהרה לקהילה קדושה דמשק, כי יצאה גזירה רעה גדולה על זאת הקהילה אלא שעדיין לא נחתם.


וכך עשה, הלך במהרה לשם, ועשו שם תפילות גדולות ובקשות וגזרו תענית ציבור מגדול ועד קטן, ועשו תשובה גדולה ונתבטלה הגזירה. בקרבת קברו של רבי חיים ויטאל בדמשק היה מקום אחיזת הסטרא אחרא אשר מקובל מדורי דורות אצל יהודי דמשק שהוא מקום בית רמון(המוזכר בספר מלכים ב' ה י"ח') לפי דבריו של רבי משה ריישר, הוא מקום טומאה ומלא קליפות. והמכשלה הזאת היתה צער גדול לישראל, כל מי שעבר דרך שם הוכרח להשתמד רל. כי נכנס בו רוח שטות וטומאה...


וישב רבי חיים ויטאל בדמשק עד עת פטירתו, וציווה לכרות לו קבר נגד בית רמון, ואני בעת היותי שמה הלכתי להשתטח על קברו פעמים וראיתי משם אפס קצה הטומאה מבית רמון, כי בניין גבוה הוא מאוד. וסביב קברו של רבי חיים ויטאל נקברו עשרה רבנים וצדיקי הדור בניהם רבי יאשיהו פינטו בעל הרי"ף "דעין יעקב" שהיה מחותנו ובן אחותו. וכתב הרב דוד אשכנזי בספר קורא הדורות, ואמר לי בנו החכם השלם הרב כמהר שמואל ויטאל נרו כי אביו הרב זל בחכמת התלמוד היה תלמיד מהרב משה אלשיך והיו ימי חייו עז שנה ואמרו לו בחלום (באותו זמן היה גר רבי שמואל ויטאל במצרים וגם נקבר במצרים. והיה חתנו של רבי יאשיהו פינטו כפי שהביא המחבר הנל וכן מרן חידא "בשם הגדולים". ודמשק מנוחתו ונפטר שם בדמשק ביום ראש חודש אייר שנת השפ (1620) ליצירה. וגם בימים ההם היה בדמשק רבי אפרים פאנסירי שבא מקושטנדינא והיה זקן מופלג בשנים ורופא ומקובל וחסיד והם קבורים שם בדמשק זה אצל זה זיעא.

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